fbpx
×

Hello, what you are looking for?

 Search
Logo Bravopera Logo Bravopera

Peccati di vecchiaia


Pubblished on
14 March 2020


Pubblicato sul numero 235 di ClassicVoice del 13/12/2018

Cominciamo con i numeri: con più di 45 recensioni la scaligera Fin de partie si afferma come produzione con maggiore visibilità internazionale, superando persino lo scorso 7 dicembre, e probabilmente anche il prossimo. Sorprende (o forse no) l’attenzione da parte del mondo tedesco, ben 13 le recensioni di testate germanofone, seguite per numero da quelle anglosassoni e per ultime dalle francesi.

Così il “péché de vieillesse” (Marie-Aude Roux, “Le Monde”) di Kurtag nonché suo “evidente tributo alla moglie” (Christian Wildhagen “Neue Zürcher Zeitung”) è andato finalmente in scena.

E dopo tutti questi anni di attesa l’accoglienza è parsa quasi una liberazione. “La macchina della propaganda” (Luca Chierici, “Il Corriere Musicale”) ha funzionato a meraviglia e tranne rarissimi distinguo – tra cui Klaus Georg Koch, che racconta sulla “Frankfurter Allgemeine” di come “al primo ascolto si possa essere oppressi da un senso di oscurità e lentezza” – la critica ha accolto quest’opera come “un capolavoro” (Pierachille Dolfini, “Avvenire”) e “un miracolo di dedizione, arte e cura” (Zachary Woolfe, “The New York Times”).

Questa concentrazione mediatica non ha però impedito ad altri teatri di guadagnarsi la giusta quota di considerazione. E si può dire che ROH e Opéra se la siano letteralmente contesa, programmando entrambi Simon Boccanegra… lo stesso giorno!

A Parigi Calixto Bieto, sospettato da Shirley Apthorp sul Financial Times di essere stato “rapito dagli alieni e sostituito con un suo più vecchio collega italiano”, appare di una “noia incurabile” (Didier Van Moere, “Diapason”). Fortunatamente viene affiancato da Fabio Luisi, “elegante” (Emmanuelle Giuliani, “La Croix”) e alla testa di un cast “superbo” (Philippe Venturini, “Les Echoes”).

Oltremanica vantano invece una meglio accolta ripresa della regia “conservatrice” (Rupert Christiansen, “The Telegraph”) di Elijah Moshinsky e la prova di un “giudizioso” (Nick Kimberley, “Evening Standard”) Henrik Nánási. Il cast, dove brillano Álvarez e Furlanetto, “entrambi in un’eccezionale condizione vocale” (Mark Pullinger, “Bachtrack”), fa il pari con quello parigino, che vede il debutto in ruolo di un “eccellente” Ludovic Tézier (Vincent Guillemin, “ResMusica”).

Sui numeri vince di poco Parigi, 25 recensioni contro le 23 londinesi.

Con le cifre del primo teatro di Francia compete inaspettatamente la Fenice, che raccoglie 24 critiche con la versione integrale di Semiramide e si accinge a riconfermare il successo con la recente apertura di stagione: Macbeth firmato Michieletto, la cui regia viene letta come tappa di una raggiunta maturità artistica sia da Enrico Girardi sul “Corriere della Sera” che da Alberto Mattioli su “La Stampa”. Altra ragione di festa per il teatro lagunare è la direzione di Myung-Whun Chung, di tale impatto da far venire voglia di “riascoltarla da capo, subito” (Angelo Foletto, “La Repubblica”).

Seppur con meno pompa il consenso della critica ha arriso anche a Le nozze di Figaro romane dove però Graham Vick, dal “ghigno sarcastico, corrosivo” (Enrico Girardi “Corriere della Sera”), secondo alcuni “spinge la sua idea troppo oltre” (Alan Neilson, “OperaWire”).

Concludiamo così con il clamoroso flop registico che Hippolyte et Aricie ha registrato alla Staatsoper Unter den Linden. L’opera di Rameau, magistralmente diretta da Simon Rattle, viene consegnata nelle mani dell’artista Olafur Eliasson che garantisce al teatro berlinese la più bassa valutazione della regia da quando BravOpera è online (circa un anno).

Leave a Reply